Categoria: ‘Le INTRAVISTE di Apolide Sedentario’

0. PREAMBOLO

E’ il 1982. Gli azzurri della nazionale di Enzo Bearzot stanno per andare in Spagna a giocarsi i campionati mondiali di calcio che poi vinceranno inaspettatamente grazie alle serpentine del 7 Bruno Conti che poi la crossa in mezzo e lo squalificato totonerista Paolo Rossi deve solo appoggiarla dentro. C’è da fare il ritiro sportivo premondiale. Alassio si candida per ospitare i calciatori. La nazionale accetta l’invito, ma esige che il campo di allenamenti sia in erba. Il campo sportivo di Alassio non è in erba, ma con ingente spesa (record storico di spesa pubblica sino a quell’anno, come sottolineano le autorità locali) e a tempi record il manto erboso viene realizzato. Campi one, che l’erba è cresciuta. Ohi erba ti amo, ohi erba ti voglio (Gei Azz).


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0. INTRO

La piazza ancora era il luogo sociale, con la e finale, mica l’insulso inglisc punto zero (o meglio: zero, punto). Un luogo vero, uno spazio, mica tot giga. E c’erano tutti, c’erano faccia a faccia, mica cam. I borghesi a sorseggiare Punt e Mes, gli zingari felici, e Anna di Francia, e gli hippies sui gradoni. E c’era Claudio, giovin capellone, che di cognome fa Lolli.
Ora non c’è un più un cazzo, di niente e nessuno. Meno, una volta l’anno, tre giorni l’anno, non una piazza, ma un Cinema Teatro (l’Ambra, a Albenga) in cui radunano cantautori varii un poco a mo’ di un “Tencodenoantri”, con uno o due nomi noti, e poi le note di nomi “emergenti” o metti di “etichette indipendenti”: è il Festival “Su La Testa”.
Quest’anno ci son Claudio Lolli e Andy Fumagalli e Fubluvertigo. E tanti altri. E Apolide Sedentario, c’è, che ormai è sorpresa già attesa, e quando qualcuno di quelli dello “ZOO” (la crew organizzatrice) lo intercetta per strada già un mese prima gli dice “chi vieni a intervistare questa volta?”. Ricordano quando chiesi schietto a Paola Turci, parafrasando un suo verso: offri una canna. Del gas, me la passerebbero, potessero. Come uno Zoo aracnofobico.


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0. INTRO (compito in lotta di classe di itagliano)

Al Unno: Apolide Sedentario
Tema: “Ottobre De André” ad Albenga

1. SVOLGIMENTO

Il giro pischello di Ricci (quel di Striscia) sono i Fieui Di Caruggi (in quel di Albenga), che oltre al loro “Premio della Fionda” organizzano ormai da vari anni una rassegna su Faber.
E daje alle coverband, direi, da Autore. Ma questa volta oltre a Dori, Ricci, il Sindaco, e insomma “l’istituzione” (mediatica se non pollitica), hanno invitato ENRICO MARIA PAPES.
Un Gigante. Nel senso pure storico del nome del suo gruppo. Gente che con le voci polifoniche seppe dire in formato canzonetta arcaici sani concetti, ormai estinti. I Giganti, quelli di “noi non abbiamo paura della bomba atomica atomica atomicaaa”. Mica nani e ballerine a Fukushima.
Dovere etico andare a intravistarlo. E allora preparo un brano, su un foglietto dei miei, quei promemoria sparsi per la collegno mentale dei coglioni che popolano ormai questo (im)mondo. E lo dedico a lui, e il brano stesso sarà la mia “domanda”, che poi è in realtà “richiesta”: diglielo tu, Papes, diglielo col vocione basso che hai, come fosse sberlone che sballotta le poche meningi restate nella testa di chi subisce il ceffone. E imparino la lezione non leziosa, ché l’Arte è Arte, lo show è un’altra cosa.


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1. INTRO
 
Alla "scuola di musica Marchese" (o marchette?) di Albenga si tengono i "casting ufficiali" della trasmissione di CanileCinque "Io Canto".
Sappiamo ahinoi tutti trattasi di clone dell'altrettanto inquinante "Ti lascio una canzone" made in Rai. Uno tira sassi dai cavalcavia, tutti lo emulano. Uno fa una trasmissione pedocantografica, subito lo emulano. Uno fa un gesto di rivolta, non lo emula nessuno.
Ecco perché ritengo necessaria l'estinzione dell'uomo occidentale (e dei suoi globbbali emuli).

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0. INTRO
Il teatro è piccolo e subprovinciale. I calibri sono grandi, storici, classici. Come fare stare l'infinito nell'infinitesimo è materia da Giordani Bruni, o più semplicemente da lisergici confidenziali del Qaos.
Fatto sta che la macchina teatrale di Cochi e Renato non ci sta, nel Cinema Teatro Ambra: arrivo nel cortile e trovo le colonne della fonica connesse e accese all'aperto ("sul palco non c'era più spazio" mi diranno, e penserò "ma se pioveva, bastava avere l'ombrela l'ombrela, ti ripara i preampli?"). E quando entro, il palco è diviso in due da un largo telo che separa l'orchestra di 6 musicisti (tra cui un saxofonista Dick Tracy che sta immobile creando un effetto straniante ed annotabile) dal risicato spazio scenico restante, un corridoietto davanti alla ribalta, in cui dovranno teatrare i mostri sacri del duo.

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0. INTRO
C'è Mazzi al mixer, e piombo in sala io. Un eterno dejavu.
Ormai lo sanno che vengo a disturbare il quieto soundcheck, qui al "Su La Testa" festival di Albenga. C'è un arguto ragazzo che fa il video di quanto accade per conto dell'associazione culturale "Zoo", che qui organizza, e gli hanno pure già detto "c'è uno che viene a fare le interviste, appoggiati su di lui per la sezione parlata".

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. PREAMBOLO: Balla coi Cinghiali & altre infamie
 
Antonella Ruggiero è il bijoux dell'edizione 2011 di "Queste Piazze Davanti al Mare", ormai puntuale rassegna estiva curata dal cantautore (nonché nostro lettore) Massimo Schiavon a Laigueglia. L'edizione di quest'anno coincide con il ben più noto festi(valfanculol) "Balla coi Cinghiali" di Bardineto. A "Queste Piazze Davanti al Mare" c'è una piazza colma di gente, nell'ordine delle centinaia. A "Balla coi Cinghiali" c'è una ressa di 50.000 travestiti da fricchettoni, con la loro fornitura accessoria di piercing, dread-lock, tatoo, magliette metallare, tutti (massa di stronzi) radunati sotto il motto 2011 "No drugs"
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ovvero: DAGLI OTTANTA AGLI HOT TANTA, CON BOROTALCO MA SENZA BORIA, UN GATTO, UN AMMAESTRATORE DI CANI, UNA PLAYMATE, E UNA STREGA IN FUGA DALL’INCUBO ORWELLIANO
Apolide Sedentario intravista ELEONORA GIORGI, GIANFRANCO D’ANGELO, PAOLA TEDESCO, NINI’ SALERNO



1. INTRO: ode alle maestranze di scena

Viva la crisi del Sistema Occidentale! Down Dow Forever, altro che musse!
E altro che “Suoceri sull’orlo di una crisi di nervi”, titolo della pièce in cui – tra gran bei pezzi di musse vintage (la Giorgi e la Tedesco) e pezzi di show televisivi vintage (Gianfranco D’Angelo e Ninì Salerno) – si recita a soggetto in quel del Cinema Teatro Loanesi, terra de La Comune di LoAno che sta progettando un teatro tutto nuovo nel mentre chiude (prima che l’appalto porti alla costruzione di quell’altro) il teatro che c’è, e dove appunto per l’ultima stagione potrò fare le mie incursioni con gli artisti convocati dall’Assessora in dismissione (“Non ho un partito, e sono dieci anni che sono io a gestire la Cultura, e quindi è ora che passo il testimone, e poi non sono passata a Fli né sono stata mai del Pdl: io con Rutelli e Casini, coi diccì, non potrei proprio stare”).

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Apolide Sedentario al “Su La Testa Festival 2010” intraviste esclusive con VITTORIO DE SCALZI (NEW TROLLS), SILVIA DAINESE, STAVOLTA MIA MOGLIE MI MANDA A FUNK…

0. INTRO
 
Albenga chi non ci ha da fare non ci venga? Ma se non si fa un cazzo mai, un cazzo mai, ad Albenga. Solo si accumula soldi, alla negriera. O li si spende in liti su rotonde. Un eterno ritorno maffissimo. Albenga, 2 dicembre, un anno dopo Paola Turci, ritorno appunto al Su La Testa Festival alla sua 5a edizione (l’unica cosa che accade o c’è da fare, in sto merda di mare senza un pesce che riesca a nuotare – scoppiraight Alloisio -, e tantomeno i bambini che affogarono tornando dalla Gallinara nei ’50, e a cui i soliti idioti – scoppiraight Monicelli – mesi fa hanno distrutto la lapide a memoria). A memoria io so di quei bambini, e quella lapide che – ero gagnetto – faceva fondale ai gioint tra pischelletti (quei che la Turci ha finito l’anno scorso prima del live al festival di Albenga, vedi intravista in archivio). Ed a memoria so “Concerto Grosso” dei New Trolls, e c’è De Scalzi, quest’anno a “Su La testa”. E poi c’è Silvia Dainese, che è carina, e fa le canzoncine sue intimiste, però ci mette un goccio di Ustmamò, anche se lei, che è un po’ alice, non lo sa. E poi c’è Giallombardo, il chitarrista più storico qui in zona, uno di gusto buono, e che conosco da quando ero gagnetto.
E mi porto un biglietto non “da” ma “che sconsiglia la” visita, su cui sta scritto così:

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[ TApolide Sedentario intravista EUGENIO FINARDI ]

1. INTRO

Non è per un cazzo vero, Eugenio, che in Itaglia la gente è più sincera e la vita più vera.
L’itagliano è un meschino, un voltafaccia, un infame. Uno che non ha mai iniziato una guerra finendola con lo stesso alleato di partenza. Uno che ha osannato i duci e poi nel declino li ha vilipendiati. Uno che negli anni ’70 ha preso al capolinea di partenza il 109 per la Rivoluzione, ma al capolinea di arrivo c’era Rino Gaetano che s’accorgeva di esser rimasto solo.
Per anni di intraviste ho avuto stuoli di supporter a profittare del mio arditismo apripista per conoscere i vips dello spettacolo. Ma questa volta che ho dichiarato che andrò da Eugenio Finardi “a far brutto” preferiscono accampar scuse per recarsi a un limitrofo festival finto-alternativo, gozzovogliando pecorinamente tra masse di emuli leoncavallini.
Anfami, tutti. Io amici non ne ho, diceva la Berté. Ber te è non avere amici, ber me è non avere cumpari. Solo me ne vò per la cittadina maledicendo costoro traditori, mentre che vado a dire al cantautore di “Musica Ribelle” che poi passano gli anni, e di ribelle resta sempre niente, meno me.

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