Categoria: ‘Le INTRAVISTE di Apolide Sedentario’

0. INTRO

C’è una tale alluvione di reggetontrapcantautistici che vengono giù i viadotti, perché il battito d’alito di una dichiarazione fallace scatena tempeste al lato opposto del globo, a meno che non sia piatto, e allora lo struzzo-icona del Festival SU LA TESTA di Albenga ficcando il cranio nel suolo uscirebbe dal lato opposto del disco, che possiamo qui supporre essere in vinile.
In effetti c’è un vinile appoggiato sui sedili del finalmente stabilmente operativo (dopo decenni di discussione politica su se tenerlo vivo – unico palco teatrale della città – o se risparmiare i soldi e investirli in qualche milionata di giga) Cinema Teatro Ambra di Albenga, mentre per intravistare come ormai tradizione mi reco al saundciec.
Ma non c’è lo struzzo. C’è lo stronzo (io). E ci sarebbero pure gli stronzetti, ovvero quei “cantautori” di nuova generazione che stanno un po’ tutti tra Bersani (il cantante) e Silvestri (il megafono), con quella satirella borghesella parlando male del che va male tutto, pur essendo in panciolle dentro al tutto a funzionare sincroni col tutto.
Ci sarebbero, dicevo, ma non ci sono perché il programma li ammucchia in altre date (in cui per esser sinceri mi vien detto che almeno dal vivo sono stati ottimi), e io mi presento a quella più a me consona, in cui suonerà la band di Alberto Bertoli, figlio di tanto padre a muso duro.



1. LAUZI AD ANACAPRI – INTRAVISTA ESCLUSIVA A GIULIA MEI

Prima di Bertoli prova Giulia Mei. Costei è una siculina assai piccina assai carina assai pur caratterina che accompagnata dalla tastierina e da una trinacriale simpatia compone brani leggeri ma sinceri, e dentro quella botte piccolina ci sta ancora acerbo un potenzial buon vino.
Mi autoconvinco erronamente (alza i mer, apolide) di averne letto il nome tra i premiati del Premio Bindi per i cantautori, e conoscendone il mentore decido di intravistarla.
Tranne poi scoprire che trattavasi invece di vincitrice del Premio Lauzi (che laupsus, apolide), e che codesto si tiene ad Anacapri. Ad Anacapri? Ma come a Anacapri? Tenco a Sanremo, Lauzi a Anacapri, e a Genova il Bigo e l’ano di Piano?
Detto ciò, Giulia mi dirà poi che a Anacapri trattano splendidamente gli ospiti, e le credo, e chiedo cittadinanza onoraria, purché si ridenominino Anarcaproni e io ne sia il più testardo rappresentante.
Studiando il programma del Su La Testa Festival, avevo scorso qualcosa sulla rete, e avevo abboccato a un passaggio di un suo testo in cui Giulia sostiene che allorquando i “negri invasori” arrivano in barcone colui che li detesta non vorrebbe condividere con loro la “stessa libertà”.
So che la Mei voleva nel suo testo prendere etica parte per le leggi di base degli esseri umani (ormai estinti, si sa, tranne quei quattro balordi che percaso ancor si trovano qua), ma la sua frase mi provoca la domanda che difatti le sottopongo (carina lei piccina che sembra non scherzo davvero una bambina, acqua e sapone e cadenza siciliana, fai buona vita Giulia).

APOLIDE SEDENTARIO:
La stessa libertà del popolo della stessa non mi interessa, anzi la disprezzo. Se non te l’avessi detto avrebbe fatto lo stesso?

GIULIA MEI:
In primo luogo sticazzi.
In secondo luogo sono quasi d’accordo con te.
E’ una libertà finta, non mi ci rivedo.
Io però nelle mie canzoni parlo di vita vissuta, non faccio canzoni di impegno o schieramento. Anche se poi affronto quei temi mentre parlo di sentimenti.
Di quella Libertà che invece mi interessa, non ci raccontano molto…

Viva i vent’anni, Giulia, folli come dici tu. Viva la Libertà. Viva Forever. Forever young.
“Non ti raccontano molto”, hai tutte le ragioni. Qualcosa ti ho raccontato almeno io. Intravedendoci.



2. SPUNTA LA LUNA DAL MONTE E NON E’ LA SPUNTA DI UOTSAP – INTRAVISTA ESCLUSIVA A ALBERTO BERTOLI

Alberto Bertoli è il figlio di Pierangelo Bertoli, a muso duro mentre il vento soffia e fa volare più veloce di Achille e della tartaruga la carrozzina.
Figlio di tanto personaggio storico, come cantautore porta avanti se non lo spessore filosofico del padre, ma almeno il clima musicale folk-country-emiliano e la apprezzabilissima timbrica vocale. Per lo “spessore” che dicevamo si appoggia alle cover del cotanto padre. Ma se di cotanto padre padre sei figlio, mi vien da – intravistandolo – far leva proprio sulla necessità di esserne consapevoli. Da cui la mia domanda per lui, al fulmicotone.

APOLIDE SEDENTARIO:
Eppure so… E tu?

ALBERTO BERTOLI:
Io non lo so se so.
In realtà non credo.
Sempre meglio dire (è Eraclito che lo dice? ah no, dice il chitarrista che è Socrate, di Eraclito parlavo ieri sera e faccio confusione): So Di Non Sapere.
Ma nonostante tutto qualcosa è rimasto da sapere, e per esempio riguardo alla situazione politica attuale SO CHE NON SI FA COSI’.
Deve esistere ancora un cuore, non che in base ai voti e ai like (che ormai è un po’ la stessa cosa) si sacrifichi quello che è l’Umanesimo.



3. CHIOSA: ZERO PESCE NELLA RETE, PERCASO NESSUNO ABBOCCA

Ne parliamo anche con Mazzipunk, immarcescibile fonico sovrano non sovranista e soprano non sopranista della Riviera, di come tra quando eravamo gggiovani (Avanti Feisbuc) e oggi tutto faccia vomitare tarzanelli irranciditi.
Agganciandomi all’ultima frase di Bertoli, trascrivo e sottoscrivo il suo appello umanistico in un sito che HA VENT’ANNI TRA VENTI GIORNI e non ha mai avuto “i like” (e neanche i banner, i link e i pop-up) e non ha mai votato.
Getta la tua Rete, diventa Intelligente Naturale, buone pesche ci saranno.

apolide sedentario - alberto bertoli - giulia mei - su la testa festival 2019

(c) apolide sedentario 2019
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MENZIONE DONO (RE):
Apolide Sedentario consegna a Giacomo Toni e alla 900 BAND (in realtà ora mi dicono lor stessi ridenominata “I Figli di Puttana”) la Targa Saundchespacca, perché non se li era cagati nella preparazione delle intraviste, ma appena iniziano il soundcheck con una smazzata di piano sguaiatamente rock’n’roll e poi partono a tutti fiati e basso e batteria delizionamente stridentemente punk mi fan rimembrare addirittura gli Archibeshop Kebab, e insomma questi suonano che ci danno qazzz!


grazie per l’ospitalità all’Associazione Culturale ZOO e al Teatro Ambra di Albenga (SV)

1. INTRO

Il Velo di Maya tagliato (senza fontana) e la testa che spunta fuori come cranio neonatale da vagina.
Il Teatro di Antonio Rezza.
Spesso, come me, e tanti altri dal 69 in poi (e vai di kamasutra). A torso nudo. Senza veli di maya e come dice lui non per talento ma per noja.
Non posso non andare a intravistarlo, il maEstro(so) Rezza. Rassegna teatrale “Terreni Creativi”, all’Ortofrutticola di Albenga(chinoncihadafarenoncivenga). Cavoli!

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sulatesta2018-apolidesedentarioperturistipercasopuntoorg

0. INTRO
Le truppe che invasero Genova in guerre passate imposero a un certo punto che il Grifone simbolo della città mutasse la direzione della coda dall’alto verso il basso, rendendone iconica la sottomissione.
Non che “Su la Testa”, l’annuale Festival di musica d’autore che si tiene ad Albenga a cura dello Zoo (e in questa edizione ospita Mirkoeilcane), sia covo di  Irredentisti. Ma gente che non s’abbandona al quieto vivere in cui giacere da condannati a morte (Negazione, anni ’90) li sono ancora eccome.
Per questo ogni anno m’accettano (senza l’accetta) a far la mia incursione dentro il Teatro Ambra che li accoglie, stavolta finalmente restaurato dopo il rinnovo della concessione (escluse le Autostrade) e il collettone civico che ha reso disponibili i fondi necessari per fare coperture e camerini.
Qui non canta Morandi e non si fanno i Preziosi. Genova è ancor più distante dopo il crollo del Ponte capitalista.
Qui si può, almeno per qualche sera di ogni anno ai primo fine settimana di dicembre, tener alta la coda del Grifone, la testa delle persone, e perché no tener alto anche quell’altro arnese d’anatomia piuttosto che stare in crisi nelle pene della democraziaduepuntozero (quella con gli algoritmi, la neolingua, la psicopollizia).
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0. INTRO

Fulmini e saette, non sono più quello di una volta. Sono quello di tutte le volte. Tutte le volte che c’è il Su La Testa Festival di Albenga.
Ma non sono più quello di una volta. Al punto da credere a interwcnet quando mi bisbiglia che “i Perturbazione sono prodotti da Manuel Agnelli”. Col quale Manuel Sacrificali ho un conto in sospeso su la testa sua, un conto che si chiama Damocle.
Infatti al “Su La Testa” del Teatro Ambra di Albenga quest’anno ci vado al giovedì perchè è la sera di L’Aura e dei Blindur, e non per i Pertubazione.
Perbacco, fulmini e saette, invece è proprio con loro che esordisco nelle intraviste dicembrine annuali ormai tradizionali come il nataleequale che vien subito dopo tutti gli anni.
Non prima di aver salutato Mazzi il fonico, e Geddo e quelli dello Zoo che qui organizzano, sempre con più peli grigi e meno soldi, e che quando arrivo c’è l’allerta gialla, ma poi si sa che tuono con bontà, e che la popstar di solito ci sta, a farsi intravistare. Ché in fondo sono un “cativo” con l’aur-eola.

L'Aura, Perturbazione, Blindur

L’Aura, Perturbazione, Blindur


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Sedetevi sulla vostra pigrizia idealistica che vi racconto una storiella moralistica.
Vi racconto come è nato questo sito.
C’era una volta il 2000 (e il bug annesso fasullo oppure feic come ci dicono adesso).
L’anno prima si organizzava a Imperia un Festival della Libera Espressione.
Erano gli anni che Asia Argento era una supervippa ovunque a fare manifestazioni di sregolatezza, tanto da anche firmare manifesti per la Libera Espressione, ed esser contattata affinché fosse ospite di quell’evento (presenti poi Freak Antony e i suoi Skiantos nonché Alberto Camerini).
Non sapendo come contattare la rampolla della Famiglia Horror, trovo un di allora “forum ufficale” nel sito della stessa.
Posto che non si diceva ancora “posto”, posto un mio appello ad Asia che mi scriva per invitarla al Festival.
Asia mi dice un “ciao” e fa capire che mi contatterà.
Quel forum fioccava di “ciao” e di “sei bella” e poco altro più. E io ragiovano: ma se chi segue Asia sa solo dire “sei bella” o poco più dove andremo a finire poco meno?
Unica forte eccezione a quella sequenza di “saluti e baci” era un “disturbatore” (oggi direbbero “troll” oppure “hater”) che qui là bestemmiava.
Apriti cielo. Bestemmiava. Scendano fulmini. Sul sito di una autodichiarata “maledetta”, costui bestemmiava nientemeno. Caterve di insulti dai peluche di Asia verso il disturbatore.
Io provo a dire che nel sito di una ribella la bestemmia se non proprio eleganza è comunque accettabile coerenza.
Sfilza di insulti pure contro me. Meno da parte del Disturbatore e di un altro utente ancora più bislacco.
Il quale mi dice che ci perdo tempo a difendere idee sul sito di Asia, e che piuttosto un sito lo apre lui pur di lasciarmi esprimere.
NEL GENNAIO SUCCESSIVO NASCE TURISTIPERCASO.ORG
Intanto Asia mi scrive sulla e-mail. Ma il tono non è risposta a quel mio invito serioso e argomentato per partecipare al Festival. Piuttosto è un ammiccamento molto glam-seduttivo.
Asia non mi ha mai visto, sono uno che le scrive sopra un forum del pre-duemila. Ma nella sua prima e-mail c’è solo ammiccamento erotizzante.
Le rispondo freddamente che stiamo parlando di un Festival di Idee e ribadisco le argomentazioni.
Lei (che inizialmente aveva aderito al Festival in intenti) mi risponde che sta girando il suo primo film porno e non potrà presenziare.
In quegli stessi esatti anni un tal produttore ammmericano Weinstein come consolidata prassi dello starsystem da Marilyn a Madonna sino ad Asia la scopa (ma nel caso di Asia a sua insaputa), dice oggi Asia Bronzo sui giornali arrivando quarantesima all’appello delle attrici molestate.
Asia mi molestò proponendomi seduzione mentre le parlavo di Cultura? Se vuoi che vengo al Festival me lo dai?
Sindrome di Stoccolma? Io sto colma a Stoccolma o a Hollywood?

morale della verità (ché non è fiaba quella raccontata):
l’acqua calda viene ciclicamente riscoperta e qualcuno ci surfa

postscriptum: ho ancora le e-mail di Asia, qualora le saltasse il grillo cinquestelle di insinuare che sto inventando o “haterizzando”, visto che io le bestemmie le difesi, ma le parolacce ingl(cerebro)lesi non le so


(c) Apolide Sedentario 2017
DOWN DOW FOREVER
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GRAZIE CUMPARE GUASTATORE DI QUEL FORUM CHE DA DICIASSETTANNI SEI PERCAOS IL MIO MEGAFONO

A vederlo così, da vicino vicino, Paolo aveva un’aria da brav’uomo genuino.
Noto per l’educato savoir-faire da salottiero conversator cortese, Paolo Limiti non recitava la parte. C’era, non ci faceva.
E dire c’era mi duole. Perché quest’anno per la prima estate dopo tante estati che non stavano finendo non lo vedrò più al dehor altolocato del Mediterranée. E la chiamano estate, questa estate senza Limiti, che non sarà sfrenata ma nostalgica.


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Sarò breve.
Come il tempo che mi è concesso dai Massoni.
Non sul pianeta (ché con il cassone che sti belinoni saccenti e ben distanti dal Sapienziale manco coi Frati Neri a me carogna mi possono ammazzare, non sono mica calvo…). Ma quello che non mi lasciano trascorrere coi loro invitati al banchetto in grembiulino.
Antonio Ricci quand’era piccolino faceva a fiondate con gli altri albenganini. Gente piccina. Nel senso che, cresciuti, si fregiano di fregiare qualche vip (e “io me ne fregio” diceva Petrolini…) con la “Fionda di Legno”. Tranne poi essere solo degli urbani (nel senso vigili, quelli che alle fionde fanno sequestri e multe) una volta invecchiati.
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L’1-2-3 dicembre, alla vigilia dell’aut aut del si o no, si tiene in Albenga (percorsa dal fiume Centa, e da qui il titolo) al Teatro Ambra l’annuale appuntamento dello Zoo (l’associazoone culturale che promuove la rassegna), il SU LA TESTA FESTIVAL 2016 (11a edizione).
Nel programma della prima serata c’è Mario Venuti. Signora Fortuna, un suo brano radiocacofonico, terminava con i versi(acci): “vado a mano liberaaa”. Venuti a mano libera. CHE REPELLENZA. Sono anni che penso al senso d’orrore artistico che provai nell’ascoltare quell’atrocità pip (la versone pipparola del pop). Salto a pié pari Mario Venuti, o quante gliene avrei dette (senza stringergli la mano).
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Su La Testa?
Più che altro su ‘l luogo del crimine (altrui).
Quindi a Occhi Ben Aperti (e la testa in tutte le direzioni, pronto a schivar pattoni), Apolide Sedentario torna al Teatro Ambra, Albenga, Far West Ligure, laddove due mesi fa venne scacciato dai Fieui Di (Carruggi).
Ma stavolta è il Festival dello Zoo (l’associazione culturale che promuove ogni anno – DA 10 ANNI STICA – la rassegna di cantautori “Su La Testa”), e posso entrare a intravistare.
Tocca a The Niro e a Mimosa, due che non è che siano celeberrimi né lo saranno mai, ma con qualcosa da dire sì, per cui tra un 69 e una Terza Guerra Mondiale, tra far il sesso (macché ammmore) e il non far la guerra ma la Rivoluzione invece eccome, eccomi qua.
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0. INTRO

E pensare che quando dicevano “sai cosa vuole dire Pooh?” e poi sputavano mi facevano cader le cugge (ligure, per “coglioni”). Le quali ora invece mi stanno rotolando respirando così vorticosamente che uno scracchio è proprio il minimo.
Edizione annuale dell’ “OTTOBRE DE ANDRE'” organizzato ad Albenga dai Fieui di Caruggi (noti mediaticamente per la presenza al fianco del coetaneo Antonio Ricci di Striscial’anotizia).
De André, mica Apicella, mica Ferro. Non sai con quanto amore mi dedico al tritolo, mica perdono se quel che è fatto è robboso.
Ospite di richiamo Roby Facchinetti. E io è per lui che vado a intravistare. Come già fatto mill’ed una volte, stesso teatro stesso mare ingauno.
Ma stavolta non si può: mi tengon fuori. Non mi danno nemmeno un minuto. Anzi vorrebbero darmi dei pattoni. Signorina Anarchia? Mi stia ben cauta, con questi farisei…
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