PD: I PROMESSI DIVORZIATI una storia che sa d’affare (con RENZI TRAMAglino)
CAPITOLO VI
Il sole non era ancor tutto apparso sull’orizzonte, quando il papa Francesco uscì dalla sua umile celletta, dove svernava dalla barocca e laida curia vaticana in gran segreto ogni qualvolta possibile, per salire alla casetta dov’era aspettato. Il cielo era tutto sereno: di mano in mano che il sole s’alzava dietro il monte, si vedeva la sua luce, dalle sommità de’ monti opposti, scendere, come spiegandosi rapidamente, giù per i pendìi, e nella valle. Ogni tanto, s’incontravano mendichi laceri e macilenti, immigrati che gonfiavano canotti per traversare il lago, cassintegrati, sfrattati, o spinti allora dalla necessità a tender la mano. Passavano zitti accanto al papa Francesco, lo guardavano pietosamente, e, benché non avesser nulla a sperar da lui, giacché costui predicava la miseria e non toccava mai moneta, gli facevano un inchino di ringraziamento, per l’elemosina che avevan ricevuta, o che andavano a cercare alla mensa de’ poveri ch’egli aveva fatto aprire nel paesello.
Il papa Francesco, proveniente a suo dire dalla fine del mondo, non era sempre stato così, né sempre era stato Papa: il suo nome era Bergoglio. Era figliuolo d’un narcos riparato in Argentina con l’FBI alle costole, che, ne’ suoi ultim’anni, trovandosi assai fornito di beni, e con quell’unico figliuolo, aveva rinunziato al traffico, e s’era dato a viver da signore. Nel suo nuovo ozio, cominciò a entrargli in corpo una gran vergogna, e studiava tutte le maniere di far dimenticare ch’era stato spacciatore, anche perché al potere nel frammentre era giunto Videla col suo esercito di generali fascisti. Fece allora educare il figlio da’ preti; gli diede maestri di lettere e d’esercizi cavallereschi; e morì, lasciandolo ricco e giovinetto.
Andava un giorno il giovin Bergoglio in Ferrari per una strada della sua città, accompagnato da un tal Francesco. Vide Bergoglio spuntar da lontano il Maserati di un signor tale, arrogante e soverchiatore di professione, col quale non aveva mai parlato in vita sua, ma che gli era cordiale nemico. Bergoglio (notate bene) proveniva dal lato destro; e ciò, secondo una consuetudine, gli dava il diritto (dove mai si va a ficcare il diritto!) di precedenza. L’altro pretendeva, all’opposto, che a Bergoglio toccasse d’aspettar nel mezzo ch’egli svoltasse. Quando si trovarono frontalmente, il signor tale, squadrando Bergoglio, a capo alto, col cipiglio imperioso, gli disse, in un tono corrispondente di voce: – fate luogo.
– Fate luogo voi, – rispose Bergoglio. – La diritta è mia.
– Co’ vostri pari, è sempre mia.
Così scesero dall’auto e s’avventarono l’uno all’altro. Bergoglio, come fuor di sé, cacciò la sua lama nel ventre del feritore, il quale cadde moribondo, quasi a un punto col povero Francesco che era restato coinvolto nella rissa e s’era preso anche lui la sua lamata letale.
Bergoglio non aveva mai, prima d’allora, sparso sangue; e, benché l’omicidio fosse, a que’ tempi e in Sudamerica, cosa tanto comune, che gli orecchi d’ognuno erano avvezzi a sentirlo raccontare, e gli occhi a vederlo, pure l’impressione ch’egli ricevette dal veder l’uomo morto per lui, e l’uomo morto da lui, fu nuova e indicibile. Appena Bergoglio ebbe potuto raccogliere i suoi pensieri, chiamato un frate confessore, lo pregò che cercasse della vedova di Francesco le chiedesse in suo nome perdono d’essere stato lui la cagione, quantunque ben certo involontaria, di quella desolazione, e, nello stesso tempo, l’assicurasse ch’egli prendeva la famiglia sopra di sé. Riflettendo quindi a’ casi suoi, sentì nascere più che mai vivo e serio un pensiero di farsi prete. Allora, fatto venire un notaro, dettò una donazione di tutto ciò che gli rimaneva (ch’era tuttavia un bel patrimonio, a partir dalla Ferrari già narrata) alla famiglia di Francesco. E posto ciò, si consacrò al divino, e presi voti ed abiti talari divenne poi infine il Papa che sappiamo, del Francesco prendendo il nome, ad ulteriore espiazione del peccato.
Ma, intanto che noi siamo stati a raccontare i fatti del papa Francesco, egli è arrivato, s’è affacciato all’uscio; e le donne, l’Emmabonina e la Prestigiacoma, si sono alzate, dicendo, a una voce: – oh papa Francesco! sia benedetto!
Papa Francesco s’avanzò, e, messosi a sedere sur un panchetto a tre piedi, troncò i complimenti, dicendo a Prestigiacoma: – quietatevi, povera figliuola.
Appoggiò il gomito sinistro sul ginocchio, chinò la fronte nella palma. «Mettere un po’ di vergogna a D’Alema, e fargli sentire quanto manchi l’appoggio della Cei? Vergogna e dovere sono un nulla per lui, quando ha paura. E fargli paura? Che mezzi ho io mai di fargliene una che superi quella che ha d’un paccobomba di anarcoinsurrezionalisti? Informar di tutto Napolitano, e invocar la sua autorità? Ci vuol tempo: e intanto? e poi? Quand’anche questa povera innocente fosse maritata col Renzi, sarebbe questo un freno per quell’uomo? Se potessi tirar dalla mia quelli del Rito Ambrosiano di qui! Ma Dell’Utri fa l’amico del convento, si spaccia per cattolico osservante, fa donazioni alla curia…». Contrappesato il pro e il contro di questo e di quel partito, il migliore gli parve d’affrontar Dell’Utri stesso, tentar di smoverlo dal suo infame proposito, con le preghiere, coi terrori dell’altra vita, o anche di questa, riaprendo un processo su Mangano, se fosse possibile.
Mentre papa Francesco stava così meditando, Renzi, il quale, per tutte le ragioni che ognun può indovinare, non sapeva star lontano da quella casa come da un microfono di dibattito riformista, era comparso sull’uscio.
– Lei non è di quelli che dan sempre torto a’ poveri. Anzi con ‘sti cazzo di poveri, mi scusi eh, ma ce li martella ogni santo giorno e ogni santo angelus- esclamò il giovane sindaco nonché giovane segretario di partito. – Ma il signor D’Alema, e quel signor dottor delle cause perse… Oh, lei non è come gli amici del mondo! Ciarloni! Chi avesse creduto alle proteste che mi facevan costoro, ai no-tav, agli occupiamo walstreet, e compagni e compagnia bella, nel buon tempo; eh eh! Ora, se vedesse come si ritirano…
– Cosa volevi dire? E che? Che! tu andavi in cerca d’amici… quali amici!… che non t’avrebber potuto aiutare, neppur volendo! Che servirebbe prendere a sassate casa di Dell’Utri, o spaccar auto blu, e tafferugli soliti tra caschi da moto dei manifestanti e caschi di sbirri anfetaminizzati? Non sai tu che Dio è l’amico de’ tribolati, che confidano in Lui?
– Oh sì! – rispose Renzi. – Quello è il Signore davvero – ma tra sé e sé pensava “‘sto stordito, ma sa che son del partito democratico o pensa ch’io sia un Casiniano?”
– Sentite, figliuoli, – riprese papa Francesco: – io anderò oggi a parlare a quell’uomo. Voi intanto, statevi quieti. Detto questo, troncò tutti i ringraziamenti e le benedizioni, e presa la sua Seicento pauperista, dopo che Renzi ebbe dato una mano a farla partire a spinta avendo essa la batteria scarica e le puntine ossidate, Ei partì.
(continua…)
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(c) Apolide Sedentario & Manzone Ramingo 2013
DOWN DOW FOREVER
chi non legge IL NUOVO MALE N°17 in tutte le edicole (contiene FRIGIDAIRE) va all’inferno con Videla a fargli da mociovileda
