Dopo Ustica, la più grande e continuata nei decenni fake italica è senz’altro il caso Emanuela Orlandi.
Ad esso venne collegato dalla fucina fake vaticana il caso dell’attentato di Alì Agca a Giovanni Paolo II, che proferì la fakegnius più onnipotente di tutte dichiarandosi salvato da uno dei Segreti di Fatima (e in questo appropriandosi della santità di Monsignor Romero, solo recentemente “con una pezza” messa dai conduttori delle Messe con la santificazione tardivissima).
L’attentato di Agca a Woitilaccio nulla c’entrò mai con la pischella Orlandi vittima semmai delle morbosità cardinalizie di Marcinkus.
Anzi: Agca nemmeno lo avrebbero mai beccato, essendo la mano di una congiunzione astrale di Servizi Segreti vaticani, itagliani, turchi, ammmericani e chissàqualaltri.
Agca avrebbe dovuto sparare (non possiamo dire se mancando volutamente organi vitali o uccidendo il Polacco) e fuggire indisturbato.
Non fosse che una imprevistissima SUORA coraggiosissima lo vide correr via e lo arrestò di spontanea iniziativa, MANDANDO DI FATTO ALL’ARIA UN PIANO INTERNAZIONALE POTENTISSIMO.

Da La Repubblica del 17-09-2015:
” Suor Letizia Giudici, al secolo suor Lucia, nata a Vilmaggiore di Scalve, paesino della bergamasca, ha 64 anni, di cui 54 vissuti a Genova nel convento delle Suore Francescane a San Fruttuoso, ai piedi della Madonna del Monte. La vita di suor Lucia viene terremotata alle 17.17 del 13 maggio 1981. Da quel momento una suora missionaria di 30 anni, impegnata nell’insegnamento in una scuola elementare di Genova e negli studi presso la Pontificia Università “Antonianum” di via Merulana a Roma, finisce, suo malgrado, al centro dell’attenzione. È lei che balza addosso ad Ali Agca, e lo blocca pochi istanti e pochi metri dopo quei colpi di pistola che avrebbero potuto uccidere Giovanni Paolo II e cambiare il corso della storia.”

Se aspettavamo i tuttori della lecce e i decretini siculrezza avrebbero detto che aveva sparato un Valpreda.
Suor Letizia, tu che sei Giudici hai invece in un istante giudicato palesemente colpevole l’Alì e improvvisatati da Giudici a Sbirri lo hai immobilizzato e consegnato alle sbarre con francescana letizia.
Poi Fratello Sòla ha dovuto macinare nuove fakegnius per il tuo intervento da Sorella Luna.
E Emanuela non ce l’han ridata mai. Anfami.


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L’ANNO CHE STA ARRIVANDO VERRA’ RACCOLTO DALLE MOTOVEDETTE E PORTATO A UN CENTRO PROFUGHI


(c) apolide sedentario & marino ramingo giusti – 2020
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QUESTO SITO HA VENT’ANNI
come gli ormoni a palla
come averci le palle
come un riff rock’n’roll
come chi rolla
come le stelle
come a più non posso
come isiraider
come voglio tutto
come il sesso
e camtugheterraigtnau

altro che miao,
miracolose pesche,
e raccolte di laik

QUESTO SITO HA VENT’ANNI: cazzituoi



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GRAZIE QG, siamo rimasti (eccome) in tre, tre cumpari e tre briganti e facimmu paura
e per il resto: buonanotte, popolo

 

– Quello che le donne non dicono lo posteranno.
– Molto tempo dopo l’invenzione della leva, in culo alle speranze di chi aspettava l’invenzione della metti, hanno saputo inventare solo la togli.
continua … »

– Chi tira a campare è più soggetto agli stiramenti muscolari di chi campa senza tirare.
– La comunità scientifica si chiede se le verità che vengono a galla siano equiparabili alle feci.
continua … »

0. INTRO

C’è una tale alluvione di reggetontrapcantautistici che vengono giù i viadotti, perché il battito d’alito di una dichiarazione fallace scatena tempeste al lato opposto del globo, a meno che non sia piatto, e allora lo struzzo-icona del Festival SU LA TESTA di Albenga ficcando il cranio nel suolo uscirebbe dal lato opposto del disco, che possiamo qui supporre essere in vinile.
In effetti c’è un vinile appoggiato sui sedili del finalmente stabilmente operativo (dopo decenni di discussione politica su se tenerlo vivo – unico palco teatrale della città – o se risparmiare i soldi e investirli in qualche milionata di giga) Cinema Teatro Ambra di Albenga, mentre per intravistare come ormai tradizione mi reco al saundciec.
Ma non c’è lo struzzo. C’è lo stronzo (io). E ci sarebbero pure gli stronzetti, ovvero quei “cantautori” di nuova generazione che stanno un po’ tutti tra Bersani (il cantante) e Silvestri (il megafono), con quella satirella borghesella parlando male del che va male tutto, pur essendo in panciolle dentro al tutto a funzionare sincroni col tutto.
Ci sarebbero, dicevo, ma non ci sono perché il programma li ammucchia in altre date (in cui per esser sinceri mi vien detto che almeno dal vivo sono stati ottimi), e io mi presento a quella più a me consona, in cui suonerà la band di Alberto Bertoli, figlio di tanto padre a muso duro.



1. LAUZI AD ANACAPRI – INTRAVISTA ESCLUSIVA A GIULIA MEI

Prima di Bertoli prova Giulia Mei. Costei è una siculina assai piccina assai carina assai pur caratterina che accompagnata dalla tastierina e da una trinacriale simpatia compone brani leggeri ma sinceri, e dentro quella botte piccolina ci sta ancora acerbo un potenzial buon vino.
Mi autoconvinco erronamente (alza i mer, apolide) di averne letto il nome tra i premiati del Premio Bindi per i cantautori, e conoscendone il mentore decido di intravistarla.
Tranne poi scoprire che trattavasi invece di vincitrice del Premio Lauzi (che laupsus, apolide), e che codesto si tiene ad Anacapri. Ad Anacapri? Ma come a Anacapri? Tenco a Sanremo, Lauzi a Anacapri, e a Genova il Bigo e l’ano di Piano?
Detto ciò, Giulia mi dirà poi che a Anacapri trattano splendidamente gli ospiti, e le credo, e chiedo cittadinanza onoraria, purché si ridenominino Anarcaproni e io ne sia il più testardo rappresentante.
Studiando il programma del Su La Testa Festival, avevo scorso qualcosa sulla rete, e avevo abboccato a un passaggio di un suo testo in cui Giulia sostiene che allorquando i “negri invasori” arrivano in barcone colui che li detesta non vorrebbe condividere con loro la “stessa libertà”.
So che la Mei voleva nel suo testo prendere etica parte per le leggi di base degli esseri umani (ormai estinti, si sa, tranne quei quattro balordi che percaso ancor si trovano qua), ma la sua frase mi provoca la domanda che difatti le sottopongo (carina lei piccina che sembra non scherzo davvero una bambina, acqua e sapone e cadenza siciliana, fai buona vita Giulia).

APOLIDE SEDENTARIO:
La stessa libertà del popolo della stessa non mi interessa, anzi la disprezzo. Se non te l’avessi detto avrebbe fatto lo stesso?

GIULIA MEI:
In primo luogo sticazzi.
In secondo luogo sono quasi d’accordo con te.
E’ una libertà finta, non mi ci rivedo.
Io però nelle mie canzoni parlo di vita vissuta, non faccio canzoni di impegno o schieramento. Anche se poi affronto quei temi mentre parlo di sentimenti.
Di quella Libertà che invece mi interessa, non ci raccontano molto…

Viva i vent’anni, Giulia, folli come dici tu. Viva la Libertà. Viva Forever. Forever young.
“Non ti raccontano molto”, hai tutte le ragioni. Qualcosa ti ho raccontato almeno io. Intravedendoci.



2. SPUNTA LA LUNA DAL MONTE E NON E’ LA SPUNTA DI UOTSAP – INTRAVISTA ESCLUSIVA A ALBERTO BERTOLI

Alberto Bertoli è il figlio di Pierangelo Bertoli, a muso duro mentre il vento soffia e fa volare più veloce di Achille e della tartaruga la carrozzina.
Figlio di tanto personaggio storico, come cantautore porta avanti se non lo spessore filosofico del padre, ma almeno il clima musicale folk-country-emiliano e la apprezzabilissima timbrica vocale. Per lo “spessore” che dicevamo si appoggia alle cover del cotanto padre. Ma se di cotanto padre padre sei figlio, mi vien da – intravistandolo – far leva proprio sulla necessità di esserne consapevoli. Da cui la mia domanda per lui, al fulmicotone.

APOLIDE SEDENTARIO:
Eppure so… E tu?

ALBERTO BERTOLI:
Io non lo so se so.
In realtà non credo.
Sempre meglio dire (è Eraclito che lo dice? ah no, dice il chitarrista che è Socrate, di Eraclito parlavo ieri sera e faccio confusione): So Di Non Sapere.
Ma nonostante tutto qualcosa è rimasto da sapere, e per esempio riguardo alla situazione politica attuale SO CHE NON SI FA COSI’.
Deve esistere ancora un cuore, non che in base ai voti e ai like (che ormai è un po’ la stessa cosa) si sacrifichi quello che è l’Umanesimo.



3. CHIOSA: ZERO PESCE NELLA RETE, PERCASO NESSUNO ABBOCCA

Ne parliamo anche con Mazzipunk, immarcescibile fonico sovrano non sovranista e soprano non sopranista della Riviera, di come tra quando eravamo gggiovani (Avanti Feisbuc) e oggi tutto faccia vomitare tarzanelli irranciditi.
Agganciandomi all’ultima frase di Bertoli, trascrivo e sottoscrivo il suo appello umanistico in un sito che HA VENT’ANNI TRA VENTI GIORNI e non ha mai avuto “i like” (e neanche i banner, i link e i pop-up) e non ha mai votato.
Getta la tua Rete, diventa Intelligente Naturale, buone pesche ci saranno.

apolide sedentario - alberto bertoli - giulia mei - su la testa festival 2019

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MENZIONE DONO (RE):
Apolide Sedentario consegna a Giacomo Toni e alla 900 BAND (in realtà ora mi dicono lor stessi ridenominata “I Figli di Puttana”) la Targa Saundchespacca, perché non se li era cagati nella preparazione delle intraviste, ma appena iniziano il soundcheck con una smazzata di piano sguaiatamente rock’n’roll e poi partono a tutti fiati e basso e batteria delizionamente stridentemente punk mi fan rimembrare addirittura gli Archibeshop Kebab, e insomma questi suonano che ci danno qazzz!


grazie per l’ospitalità all’Associazione Culturale ZOO e al Teatro Ambra di Albenga (SV)

MENTRE PENSAVANO AI NEGRI IN MARE, IL MARE LI SOMMERSE

 

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Anniversario della caduta del Muro di Berlino. Banda di testo sotto le immagini del TG5: “IL MURO SOPRA BERLINO”. La giornalista parlando sulle immagini e sul testo suddetto: “Il muro quel giorno crollò”. Deduzione logica: vennero spiaccicati al suolo tutti i Berlinesi. Come diceva Obelix: il cielo ci cade sulla testa (vuota capitalista e occidentale).

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grazie Wim Wenders e Peter Falk

Anastasiya e le foto di Amanda, le copertine dei magazine, quando era bambina.
Amanda che beccia, Amanda che seduce, Amanda che c’ha il ragazzo.
Amanda pornazzo soft.
Da granda vorrei diventare come Amanda.
Con quella seduzione acqua e sapone, quella faccina da americanina, pure se sei romena, da granda puoi diventare come Amanda.
Le copertine dei magazine. Sesso sangue soldi. Capitalismo, organo ufficiale dell’era contemporanea.
(Avvoltoi ritornano, come magnaccia)


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MASSONERIA: Dicesi M. quella roba che fa annullare due sentenze contro un muratore, pardon, contro un direttore di banca per “incompetenza territoriale”.


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