PD: I PROMESSI DIVORZIATI una storia che sa d’affare (con RENZI TRAMAglino)
Capitolo VIII
– In che posso ubbidirla? – disse don Marcello Dell’Utri piantandosi in piedi nel mezzo della sala. Il suono delle parole era tale; ma il modo con cui eran proferite, voleva dir chiaramente: bada a chi sei davanti, pauperista d’un papa, e pesa le parole, e sbrigati.
Per dar coraggio al nostro Papa Francesco, non c’era mezzo più sicuro e più spedito, che prenderlo con maniera arrogante. Egli che stava sospeso, cercando le parole, e facendo scorrere tra le dita le ave marie della corona di plastica riciclata che teneva a cintola, come se in qualcheduna di quelle sperasse di trovare il suo esordio. Finché disse, con ridondante umiltà che tanto piace al pubblico secondo i rilevamenti auditel: – Vengo a proporle un atto di giustizia, a pregarla d’una carità. Cert’uomini di mal affare hanno messo innanzi il nome di vossignoria illustrissima, per far paura a un povero ex-premier, e impedirgli di compire il suo dovere, e per soverchiare due innocenti, Renzi e la Prestigiacoma. Lei può, con una parola, anzi con un pizzino, anzi anche con un sol gesto, che so, un occhiolino aummaaumma a un picciotto, confonder coloro, restituire al diritto la sua forza, e sollevar quelli a cui è fatta una così crudel violenza. Lo può; e potendolo… la coscienza, l’onore…
– Lei mi parlerà della mia coscienza, quando verrò a confessarmi da lei, se un giorno mai decidessi di pentirmi e partecipare al programma protezione per evitarmi il 41bis.
Bergoglio rispose subito, con un tono sommesso: – Se ho detto cosa che le dispiaccia, è stato certamente contro la mia intenzione. Mi corregga pure, anzi “se sbaglio mi corriggerete” per citare il santificando mio predecessore, mi riprenda, se non so parlare come si conviene; ma si degni ascoltarmi.
– Eh, padre! – interruppe bruscamente Dell’Utri: – il rispetto ch’io porto al suo abito è grande: ma se qualche cosa potesse farmelo dimenticare, sarebbe il vederlo indosso a uno che ardisse di venire a farmi la spia in casa.
Questa parola fece venir le fiamme sul viso del Papa: il quale però, col sembiante di chi inghiottisce una medicina molto amara o una camomilla avvelenata porta a Giovanni Paolo I alla trentatreesima notte in Vaticano, riprese: – lei non crede che un tal titolo mi si convenga. Chi fa la spia non è figlio di Maria, e un Papa, permetterà, anzi consentirà, figlio di Maria è. M’ascolti, signor Dell’Utri; e voglia il cielo che non venga un giorno in cui si penta di non avermi ascoltato.
– Sa lei, – disse Dell’Utri, interrompendo, con istizza – sa lei che, quando mi viene lo schiribizzo di sentire una predica, so benissimo andare in chiesa o recarmi da un pm, come fanno gli altri? Ma in casa mia! Oh! – e continuò, con un sorriso forzato di sua tipica intellettuale sagacia andreottiana: – lei mi tratta da più di quel che sono. Il predicatore in casa! Non l’hanno che i principi.
E proseguì: – In somma, santità, io non so quel che lei voglia dire: non capisco altro se non che ci dev’essere qualche fanciulla, a nome Prestigiacoma, che le preme molto. Vada a far le sue confidenze a chi le piace; e non si prenda la libertà d’infastidir più a lungo un gentiluomo d’onore. Ebbene, la consigli di venire a mettersi sotto la mia protezione. Non le mancherà più nulla, e nessuno ardirà d’inquietarla. Io non son cavaliere, e non bazzico nipotine dei Rais. Io me la sposo alla sicula, e rispetto le do, minchia, rispetto.
A siffatta proposta, l’indegnazione del Papa, trattenuta a stento fin allora, traboccò.
– La vostra protezione! – esclamò, dando indietro due passi, postandosi fieramente sul piede destro, mettendo la destra sull’anca, alzando la sinistra con l’indice teso verso Dell’Utri, e piantandogli in faccia due occhi demoniaci copiati dal crucco Ratzinger: – la vostra protezione! È meglio che abbiate parlato così, che abbiate fatta a me una tale proposta. Avete colmata la misura; e non vi temo più. Ho compassione di questa casa: la maledizione le sta sopra sospesa. State a vedere che la giustizia di Dio, non certo quella delle toghe rosse, avrà riguardo a quattro pietre, e suggezione di quattro sgherri. Voi avete creduto che Dio abbia fatta una creatura a sua immagine, per darvi il piacere di tormentarla! Voi avete creduto che Dio non saprebbe difenderla! Voi avete disprezzato il suo avviso! Il cuore del Faraone era indurito quanto il vostro; e Dio ha saputo spezzarlo.
– Che c’entra ora El Shaarawi? Si chiava pure lui la Prestigiacoma? – disse sorpreso Dell’Utri.
Ma Papa Francesco ormai incendiato e in foga peggio che un Inquisitore posto innanzi agli sberleffi d’un Giordano Bruno nemmeno lo ascoltò: – Prestigiacoma è sicura da voi: ve lo dico io; e in quanto a voi, sentite bene quel ch’io vi prometto. Verrà un giorno…
In Dell’Utri s’aggiunse allo stupore un lontano e misterioso spavento. Afferrò rapidamente per aria quella mano minacciosa, e, alzando la voce, per troncar quella dell’infausto profeta, gridò: – Escimi di tra’ piedi, villano temerario, poltrone intiarato.
Papa Francesco chinò il capo, e se n’andò, lasciando Dell’Utri a misurare, a passi infuriati, il campo di battaglia, mentre chiamava con l’I-Phone la Magliana.
(continua…)
—
(c) Apolide Sedentario & Manzone Ramingo 2014
DOWN DOW FOREVER
chi non legge IL NUOVO MALE e FRIGIDAIRE è una faraona farcita
