PD: I PROMESSI DIVORZIATI una storia che sa d’affare (con RENZI TRAMAglino)

CAPITOLO XIII

«Berlinguer! Chi era costui?» ruminava tra sé D’Alema seduto sul suo seggiolone, in una stanza del piano superiore, con una copia de L’Unità aperta davanti, quando la Melandri entrò a portargli l’imbasciata. «Berlinguer! questo nome mi par bene d’averlo letto o sentito; doveva essere un uomo di studio, un letteratone della prima repubblica: è un nome di quelli; ma chi diavolo era costui?» Tanto il pover’uomo era lontano da prevedere che burrasca gli si addensasse sul capo!
Bisogna sapere che D’Alema si dilettava di leggere un pochino ogni giorno, da quando non era riuscito a laurearsi alla Normale di Pisa, dove condivideva stanzetta e forfora con Fabio Mussi.


Entrò dunque la Melandri ad annunziar la visita di De Falco.
– A quest’ora? – disse anche D’Alema, com’era naturale.
Melandri scese; aprì l’uscio, e disse: – dove siete? – De Falco si fece vedere; e, nello stesso tempo, venne avanti anche Emmabonina, e salutò la Melandri per nome.
– Buona sera, Giovanna.
– Buona sera, Emmabonina, – disse la Melandri: – di dove si viene, a quest’ora?
– Vengo da… – e nominò un paesetto vicino. – E se sapeste… – continuò: – mi son fermata di più, appunto in grazia vostra. Perché una donna di quelle che non sanno le cose, e voglion parlare… credereste? s’ostinava a dire che voi non vi siete maritata con Piero Fassino, né con il quasi omonimo Fassina, perché non v’hanno voluta. Io sostenevo che siete stata voi che gli avete rifiutati, l’uno e l’altro…
– Sicuro. Oh la bugiarda! la bugiardona! Chi è costei? Guardate se si può inventare, a questo modo! In quanto a Piero, tutti sanno, e hanno potuto vedere… Quello pensava ai ballottaggi di Torino, altro che a me… Ehi, De Falco! accostate l’uscio, e salite pure, che vengo -.
De Falco, di dentro, rispose di sì; e la Melandri continuò la sua narrazione appassionata.

In faccia all’uscio di D’Alema, s’apriva, tra due casipole, una stradetta, che, finite quelle, voltava in megaparcheggio di ipercentrocommerciale. Emmabonina vi s’avviò, come se volesse tirarsi alquanto in disparte, per parlar più liberamente; e la Melandri dietro. Quand’ebbero voltato, e furono in luogo, donde non si poteva più veder ciò che accadesse davanti alla casa di D’Alema, nemmeno dalla telecamera di sorveglianza posta sulla parete, Emmabonina tossì forte. Era il segnale: Renzi lo sentì, fece coraggio a Prestigiacoma, con una stretta di braccio e una nota dei Servizi che si dicevano indifferenti alle questioni di cuore tra membri di diversi schieramenti che avevano comunque superato il quorum; e tutt’e due, in punta di piedi, vennero avanti, rasentando il muro, zitti zitti; arrivarono all’uscio, lo spinsero adagino adagino.
– Deo gratias, cazzo! – disse De Falco, a voce chiara.
– De Falco, eh? Entrate, – rispose la voce di dentro. Il chiamato aprì l’uscio, appena quanto bastava per poter passar lui e la Sciarelli, a un per volta. Entrati, De Falco si tirò dietro l’uscio: Renzi e Prestigiacoma rimasero immobili nelle tenebre, con l’orecchie tese, e sbracciandosi con l’i-phone per trovar segnale, tenendo il fiato: il rumore più forte era il martellar che faceva il povero cuore di Prestigiacoma.
– Dirà che son venuto tardi, porca vacca – disse De Falco, inchinandosi, come pure fece la Sciarelli, a cui nell’occasione D’Alema sbirciò il decolleté pensando “hai capito Cossiga…”.
– L’avrete sentito dire; sono ammalato, e non so quando potrò lasciarmi vedere… Ma perché vi siete condotto dietro quella… quella bella figliuola?
– Così per compagnia, cazzo.
– Basta, vediamo.
– Son venticinquemila euro nuovi, di quelli stampati direttamente dalla Bce, sto par de cojoni – disse De Falco.
– Vediamo, – replicò D’Alema: e li contò, li voltò, li rivoltò, li trovò senza difetto.

Qui Renzi prese un braccio di Prestigiacoma, lo strinse, per darle coraggio, e si mosse, tirandosela dietro tutta tremante, come ogni volta che Previti le buttava lì “ma stasera vai subito a casa o ti va una cenetta elegante a Villa Macherio?”. Entraron pian piano, in punta di piedi, trattenendo il respiro. D’Alema, vide confusamente, poi vide chiaro, si spaventò, si stupì, s’infuriò, pensò, prese una risoluzione: tutto questo nel tempo che Renzi mise a proferire le parole: – compagno presidente, in presenza di questi testimoni, quest’è mia moglie -. Le sue labbra non erano ancora tornate al posto, che Prestigiacoma, con quella sua voce soave e quella capigliatura normanna, iniziò a proferir: – e questo… –
Ma D’Alema le buttò sgarbatamente un tappeto, regalato a’ tempi da Tarek Aziz, sulla testa e sul viso, per impedirle di pronunziare intera la formola. E intanto gridava: – Melandri! Melandri! tradimento! aiuto! –

Il rumore era giunto agli orecchi d’altre persone che vegliavano, non lontano, ritte e vestite: i paparazzi dell’agenzia di Corona in un luogo (i qual poco prima entrati erano in casa Prestigiacoma, nessun ivi trovando da fotografare, meno il Marco Carta), Emmabonina e la Melandri in un altro.
– Misericordia! cos’è stato? un tradimento? un nuovo Mastella? – gridò la Melandri, e volle correre.
Melandri arriva; mentre vuole spinger l’uscio, l’uscio si spalanca di dentro, e sulla soglia compariscono De Falco, la Sciarelli, Renzi, Prestigiacoma, che correvano in furia, a mettersi in salvo. Che De Falco stavolta pareva proprio uno Schettino, cazzo.
– A casa, a casa, – diceva Renzi, e non intendeva grillescamente “sbarazziamoci della casta” – prima che venga gente -. E s’avviavano; ma arriva Marco Carta di corsa, li riconosce, li ferma, e, ancor tutto tremante, con voce mezza fioca, dice: – dove andate? indietro, indietro! per di qua, al Vaticano!
– Cosa c’è d’altro? – domandava Renzi al ragazzetto di Amici.
– C’è il diavolo in casa, – riprese Marco ansante. – Gli ho visti io: m’hanno scattato foto mentre passava Noemi e ci siam dati un bacetto, e loro dicon che quindi stiamo insieme con tanto di titolo “Marco allora è bisex?”, e perché non le pubblicassero m’hanno anche estorto il master della prossima hit: l’ho detto al papa Francesco: e lui ha detto che anche voi, Renzi, ha detto che veniate subito: gli ho visti io, coi teleobiettivi puntati.

(continua…)


(c) Apolide Sedentario e Manzone Ramingo 2014
DOWN DOW FOREVER
chi non legge IL NUOVO MALE e FRIGIDAIRE è sciemo

 

 

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