PD: I PROMESSI DIVORZIATI una storia che sa d’affare (con RENZI TRAMAglino)
CAPITOLO XII
– Corona! – disse don Marcello Dell’Utri: – in questa congiuntura, cioè volevo dire in questa crisi, ma mi sovvenivano i termini vetusti dei persuasori occulti, si vedrà quel che tu vali. Prima di domani, quella Prestigiacoma deve trovarsi in questo palazzo.
– Non si dirà mai che Corona si sia ritirato da un quassi servizio di gossip sia richiesto dal direttor responsabile.
– Piglia quanti uomini ti possono bisognare, ordina e disponi, come ti par meglio; purché la cosa riesca a buon fine. Ma bada sopra tutto, che non le sia fatto male.
– Signore, un po’ di spavento, perché la non faccia troppo strepito… non si potrà far di meno. Ma siamo ai livelli di uno schock da “Scherzi a parte”, per capirci…
– Spavento… capisco… è inevitabile. Ma non le si torca un capello; e sopra tutto, le si porti rispetto in ogni maniera. Hai inteso? Non che tanto per fare i guasconi partono delle manate sulle chiappe, o insomma quel modo di far che ben sappiamo usa il Cesare Nano.
– Signore, non si può levare un fiore dalla pianta o una Belen da un contratto televisivo, e portarlo a vossignoria, senza toccare. Ma non si farà che il puro necessario. Insomma, nemmeno una pompa sarà chiesta alla bella fitusa. Siam fortunati che la casa è in fondo al paese. Abbiam bisogno d’un luogo per andarci a postare. e appunto c’è, poco distante di là, quel casolare disabitato e solo, in mezzo ai campi, quella casa… vossignoria non saprà niente di queste cose… una casa che bruciò, pochi anni sono, e l’hanno abbandonata, e ora ci vanno i marocchini per dormire, da quando hanno fatto retata di quei punk che ci facevano i raves qualche weekend: ma non è sabato, e me ne rido. Questi villani, che son pieni d’ubbie, non ci bazzicherebbero, in nessuna notte della settimana, per tutto l’oro del mondo, pur di non arrischiare di sentire tutto il tum-tum delle drum-machines dei tempi che ci mandavano i birri pe’l casino: sicché possiamo andare a fermarci là, con sicurezza che nessuno verrà a guastare i fatti nostri.
Tutto ciò non si poté fare, senza che quel vecchio servitore, l’Arnorldo Mondadori, il quale stava a occhi aperti, e a orecchi tesi, s’accorgesse che qualche gran cosa si macchinava. A forza di stare attento e di domandare; accattando una mezza notizia di qua, una mezza di là, commentando tra sé una parola oscura, interpretando un andare misterioso, tanto fece, che venne in chiaro di ciò che si doveva eseguir quella notte. Ma quando ci fu riuscito, essa era già poco lontana, e già una piccola vanguardia di paparazzi era andata a imboscarsi in quel casolare diroccato.
Il povero vecchio Arnoldo uscì, con la scusa di prendere un po’ d’aria, e prese di sotterfugio un’auto in scuderia per correre al Vaticano, per dare al Papa Francesco l’avviso promesso.
Il sole cadeva; quando Renzi entrò dalle donne, e disse: – De Falco e la Sciarelli m’aspettan fuori: vo con loro all’osteria, a mangiare un boccone; e, quando sonerà la sigla di Porta a Porta, verremo a prendervi. Su, coraggio, Prestigiacoma! tutto dipende da un momento -.
Quando Renzi e i due compagni giunsero all’osteria, vi trovaron uno dell’agenzia di Corona già piantato in sentinella, che ingombrava mezzo il vano della porta, appoggiata con la schiena a uno stipite, con le braccia incrociate sul petto; e guardava e riguardava, a destra e a sinistra, facendo lampeggiare il led del flash della reflex digitale. Un berretto piatto di velluto chermisi, messo storto, gli copriva la metà del ciuffo, che, dividendosi sur una fronte fosca, girava, da una parte e dall’altra, sotto gli orecchi, e terminava in trecce, fermate con un pettine sulla nuca. Teneva sospeso in una mano la reflex col teleobiettivo; arme propriamente, non ne portava in vista; tatuaggi invece a iosa.
Quando Renzi, ch’era innanzi agli altri, fu lì per entrare, colui, senza scomodarsi, lo guardò fisso fisso; ma il giovine sindaco, intento a schivare ogni questione, come suole ognuno che abbia un’impresa scabrosa o un appalto appetibile alle mani, non fece vista d’accorgersene, non disse neppure: fatevi in là; e, rasentando l’altro stipite, passò per isbieco, col fianco innanzi, per l’apertura lasciata da quella cariatide. I due compagni dovettero far la stessa evoluzione, se vollero entrare.
– Che bella cosa, – scappò fuori di punto in bianco la Sciarelli, – che Renzi voglia prender moglie, e abbia bisogno…! A me mi cercano solo per disgrazie, stavolta sai che bello fare un gioioso rinfresco per gli sposi! – Renzi gli fece un viso brusco. – Vuoi stare zitta, bestia, cazzo? – gli disse De Falco, accompagnando il titolo con una gomitata. La conversazione fu sempre più fredda, fino alla fine.
Tra il primo pensiero d’una impresa terribile, che so, l’acquisizione del controllo su un Monte dei Paschi, od un acquisto di F-35, e l’esecuzione di essa (ha detto un barbaro che non era privo d’ingegno), l’intervallo è un sogno, pieno di fantasmi e di paure. Prestigiacoma era, da molte ore, nell’angosce d’un tal sogno. Al picchiare sommesso di Renzi, Prestigiacoma fu assalita da tanto terrore, che risolvette, in quel momento, di soffrire ogni cosa, di star sempre divisa da lui, ciascuno al proprio lato dell’emiciclo parlamentare, piùttosto ch’eseguire quella risoluzione; ma quando si fu fatto vedere, ed ebbe detto: – son qui, andiamo -; quando tutti si mostraron pronti ad avviarsi, senza esitazione, come a cosa stabilita, irrevocabile.
Zitti zitti, nelle tenebre, a passo misurato, usciron dalla casetta, e preser la tangenziale. La più corta sarebbe stata d’attraversarlo: che s’andava diritto alla casa di D’Alema; ma scelsero quella, per non esser visti. Per svincoli e cantieri sulle corsie in odor di ‘ndrangheta, arrivaron vicino a quella casa, e lì si divisero. I due innamorati bipolaristi rimaser nascosti dietro l’angolo di essa; Emmabonina con loro, ma un po’ più innanzi, per accorrere in tempo a fermar la Melandri, e a impadronirsene; De Falco, con la biondissima Sciarelli, senza la quale non si poteva far nulla dal ritrovare la povera Claps allo scoprire i boss nelle basiliche, s’affacciaron bravamente alla porta, e picchiarono.
– Chi è, a quest’ora? – gridò una voce dalla finestra, che s’aprì in quel momento: era la voce della Melandri. – Ammalati non ce n’è, ch’io sappia. É forse caduto il governo? Bersani ha riaviuto un ictus? E’ morto il nano per infarto da viagra? Napolitano invece che il Gerovital nel suo bicchiere ha sciolto le camere?
– Son io, – rispose De Falco, – con Federica Sciarelli, che abbiam bisogno di parlare al presidente D’alema. Ho riscosso non so che danari, e venivo a saldar quel debituccio che sapete.- Aspettate, aspettate: vo e torno. Ma perché venire a quest’ora?
– Se se l’ora non vi piace, non so che dire: per me, son qui; e se non mi volete, me ne vo, cazzo!
– No, no, aspettate un momento: torno con la risposta.
(continua…)
—
(c) Apolide Sedentario e Manzone Ramingo 2014
DOWN DOW FOREVER
chi non legge IL NUOVO MALE e FRIGIDAIRE è sciemo
