PD: I PROMESSI DIVORZIATI una storia che sa d’affare (con RENZI TRAMAglino)

CAPITOLO IX

Quando Papa Francesco ebbe serrato l’uscio dietro a sé, vide nell’altra stanza dove entrava, un uomo ritirarsi pian piano, strisciando il muro, come per non esser veduto dalla stanza del colloquio. Era costui un vecchio servitore, Arnoldo Mondadori, e viveva in quella casa da molt’anni, creduto morto al di fuori. E per esser straordinariamente vecchio compensava però questo difetto con due qualità: un’alta opinione della dignità delle case editoriali, una gran pratica del cerimoniale, e la reale profonda conoscenza delle più antiche tradizioni tipografiche nei più minuti particolari. In faccia a Dell’Utri, il povero vecchio Mondadori non si sarebbe mai arrischiato d’accennare, non che d’esprimere la sua disapprovazione di ciò che vedeva pubblicare da quando direttrice della storica casa editrice era Marina.

Papa Francesco lo guardò, passando, lo salutò, e seguitava la sua strada; ma il vecchio se gli accostò misteriosamente, mise il dito alla bocca, e poi, col dito stesso, gli fece un cenno, per invitarlo a entrar con lui in un andito buio. Quando furon lì, gli disse sotto voce: – Santità, ho sentito tutto, e ho bisogno di parlarle.
– Il Signore vi benedica! – e, proferendo sottovoce queste parole, il Papa mise la mano sul capo bianco dell’ex editore – non mancate di venir domani a raccontarmi in luogo appartato quel che sa.
– Verrò, ma lei vada via subito e… per amor del cielo… non mi nomini, che la mia delazione sia, diciamo, Einaudita da alcuno – rispose Arnoldo.
Uscito fuori, e voltate le spalle a quella casaccia, Papa Francesco respirò più liberamente, e s’avviò in fretta per la scesa. Quella così inaspettata esibizione del vecchio era stata un gran ristorativo per lui: gli pareva che il cielo gli avesse dato un segno visibile della sua protezione. “Ecco un filo, – pensava, – un filo che la provvidenza mi mette nelle mani. Cioè, poteva anche mettermi un bel tessuto già cucito. Ma un filo per noi umili è già tanto. Lo dirò al prossimo Angelus”.

Intanto, nella casa della Prestigiacoma, erano stati messi in campo e ventilati disegni, de’ quali ci conviene informare il lettore
– Un modo c’è, a saperlo fare, – disse la Emmabonina a Prestigiacoma e a Renzi. – Ascoltatemi bene, che vedrò di farvela intendere. Io ho sentito dire da gente che sa, e anzi ne ho veduto io un caso, che, per fare un matrimonio bipolarista, ci vuole bensì il beneplacito d’un saggio del Partito, ma non è necessario che voglia; basta che ci sia.
– Come sta questa faccenda? – domandò Renzi.
– Ascoltate e sentirete. Bisogna aver due testimoni ben lesti e ben d’accordo. Si va da D’Alema: il punto sta di chiapparlo all’improvviso, che non abbia tempo di scappare o di far dire alla segretaria ch’egli è corso a Gallipoli perchè la barca a vela ha rotto gli ormeggi per la mareggiata. L’uomo dice: compagno D’Alema, questa è mia moglie; la donna dice: amico ex-premier, questo è mio marito. Bisogna che D’Alema senta, che i testimoni sentano; e il matrimonio è bell’e fatto. Quando le parole son dette, D’Alema può strillare, scagliare i caccia contro il Montenegro, strepitare, far sparare ai pischelli cannaroli durante il Festival della Gioventù di Ravenna del 1976; è inutile; siete marito e moglie.
– Non bisogna parlarne al Papa Francesco, prima di far la cosa, – proseguì Emmabonina: – ma, fatta che sia, e ben riuscita, che pensi tu che ti dirà? «Ah figliuola! è una scappata grossa; me l’avete fatta». Il poverello d’Assisi avrebbe parlato così. Ma credi pure che, in cuor suo, sarà contento anche lui. Piuttosto: e i testimoni? Trovar due che vogliano, e che intanto sappiano stare zitti quando poi arriveranno i giornalisti con i cachet del gossip a tentazione!

Le tribolazioni aguzzano il cervello: e Renzi corse a quelle parole fuor di casa de’ Prestigiacomi, e andò alla casetta d’un certo De Falco, ammiraglio della Marina, ch’era lì poco distante; e lo trovò in cucina, essendo in ferie. Mentre Renzi barattava i saluti con la famiglia, De Falco scodellò la polenta sulla tafferìa di faggio, che stava apparecchiata a riceverla: e parve una piccola luna, in un gran cerchio di vapori. Nondimeno le donne dissero nel dialetto di casa a Renzi: – volete restar servito, cazzo? -.
– Vi ringrazio, – rispose Renzi: – venivo solamente per dire una parolina a De Falco; e, se vuoi possiamo andar a desinare all’osteria, e lì parleremo -.
La proposta fu per De Falco gradita: – Bella idea, altro che star qui a far le cozze sullo scoglio, andiamo all’osteria, puttanaeva!.

(continua…)


(c) Apolide Sedentario e Manzone Ramingo 2014
DOWN DOW FOREVER
chi non legge IL NUOVO MALE e FRIGIDAIRE è un cazzo di niente

 

 

 

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