PD: I PROMESSI DIVORZIATI una storia che sa d’affare (con RENZI TRAMAglino)

CAPITOLO X

Giunti all’osteria del villaggio; seduti, con tutta libertà, in una perfetta solitudine, giacché la crisi aveva dimezzati tutti i frequentatori di quel luogo di delizie; fatto portare quel poco che si trovava; votato d’una sola golata e senza primarie un boccale di vino; Renzi, con aria di mistero, disse a De Falco: – se tu vuoi farmi un piccolo servizio, io te ne voglio fare uno grande.
– Parla, parla; comandami pure, cazzo – rispose De Falco, mescendo – Oggi mi butterei tra i flutti dell’Oceano durante la collisione del Titanic con un iceberg, o tra le onde dello speronamento dell’Andrea Doria, per te.
– Tu hai un debito di venticinquemila euro con D’Alema, per il mantenimento della stazione radar, che lavoravi, il decennio passato.
– Ah, Renzi, Renzi! tu mi guasti il benefizio. Con che cosa mi vieni fuori? M’hai fatto andar via il buon umore porca troia.
– Se ti parlo del debito, – disse Renzi, – è perché, se tu vuoi, io intendo di darti il mezzo di pagarlo. D’Alema va cavando fuori certe ragioni senza sugo, per tirare in lungo il mio matrimonio; e io in vece vorrei spicciarmi. Mi dicon di sicuro che, presentandosegli davanti i due sposi, con due testimoni, e dicendo io: questa è mia moglie, e Prestigiacoma: questo è mio marito, il matrimonio è bell’e fatto. M’hai tu inteso?
– Tu vuoi ch’io venga per testimonio vacca troia?
– Per l’appunto.
– E pagherai per me i venticinquemila euro cazzo?
– Così l’intendo. Ma bisogna trovare un altro testimonio.
– L’ho trovato, pardecojoni. Quella sempliciotta di Federica Sciarelli, sempre pronta a seguire i disgraziati, farà quello che gli dirò io. Tu le garantirai qualche scomparsa eccellente tipo Emanuela Orlandi quando diventerai premier?
– Anche migliori della Orlandi, – rispose Renzi. – Ma saprà fare?

In questo tempo Emmabonina, s’era affaticata invano a persuader la figliuola. Questa andava opponendo a ogni ragione, ora l’una, ora l’altra parte del suo dilemma: o la cosa è cattiva, e non bisogna farla; o non è, e perché non dirla a Papa Francesco?
Renzi arrivò tutto trionfante, fece il suo rapporto, e terminò con un ahn? interiezione che significa: sono o non sono un uomo io? guarda in giubbotto di pelle che pezzo di giovanilista, si poteva trovar di meglio? e cento cose simili.
Prestigiacoma tentennava mollemente il capo; ‘sti nani tutti uguali, da Arcore a Firenze, pavoni dalla grande coda, ma piccoli dal lato dove serve.
– Va bene, – disse Emmabonina: – va bene; ma… non avete pensato a tutto.
– Cosa ci manca? – rispose Renzi.
– E la Melandri? non avete pensato alla Melandri. De Falco e la Sciarelli, li lascerà entrare; ma voi! voi due! pensate! avrà ordine di tenervi lontani, più che un ragazzo da un pero che ha le frutte mature, o più che un Don Gelmini dai peromani, a parte poi che il ragazzo con Gelmini più che frutte mature raccoglieva le fave. Ecco: ci ho pensato io. Verrò io con voi; e ho un segreto per attirarla, e per incantarla di maniera che non s’accorga di voi altri, e possiate entrare. La chiamerò io, e le toccherò una corda… vedrete. Ma tutto questo non serve a nulla, – disse l’Emmabonina, – se non si persuade costei, che si ostina a dire che è peccato.
Prestigiacoma non si lasciava smovere. – Io non so che rispondere a queste vostre ragioni, – diceva: – ma vedo che, per far questa cosa, come dite voi, bisogna andar avanti a furia di sotterfugi, di bugie, di finzioni. Ah Renzi! non abbiam cominciato così. Anzi, si richiedeva trasparenza, fuori da tutti gli accordi tra correnti, ché l’elettor vedesse s’era nuovi nel panorama politico. Io voglio esser vostra moglie, ma per la strada diritta, col timor di Dio, all’altare. Se no sai come sbraita Giovanardi?

La disputa durava tuttavia, e non pareva vicina a finire, quando un calpestìo affrettato di sandali comprati allo store dei cinesi, e un rumore di tonaca sgualcita, annunciarono Papa Francesco. Si chetaron tutti; ed Emmabonina ebbe appena tempo di susurrare all’orecchio di Prestigiacoma: – bada bene, ve’, di non dirgli nulla.
Renzi subito prese il Papa con la foga di chi attenda notizia: – Ha detto dunque quel cane, che non vuole, perché non vuole? cos’ha detto quel tizzone d’inferno, quell’affiliato al diavolo rossonero?
E Papa Francesco rispose: – Le sue parole, parole dell’iniquo che è forte, penetrano e sfuggono. Colui non ha proferito il nome di questa innocente, né il tuo; sappiamo bene che non fan di nomi, codesti figli di mammasantissima; non ha figurato nemmen di conoscervi, e non ha detto di pretender nulla; ninte vide, ninte sa, ninte sentì… ma… ma pur troppo ho dovuto intendere ch’è irremovibile. Però sappiate tutti ch’io ho già in mano un filo, per aiutarvi. Per ora, non posso dirvi di più. Domani io non verrò quassù; devo stare in Vaticano tutto il giorno, per voi. Tu, Renzi, procura di venirci: o se, per caso impensato, tu non potessi, manda un uomo fidato, un portaborse di giudizio, sveglio e saggio, non qualche sottosegretario messo lì per spartire poltrone, per mezzo del quale io possa farvi sapere quello che occorrerà. Si fa buio; bisogna ch’io corra alla compieta, e prima ho da telefonare a un po’ di gente, e regalare un letto a baldacchino che usava Pio XII a una famiglia di case popolari. Fede, coraggio; e addio.

(continua…)


(c) Apolide Sedentario e Manzone Ramingo 2014
DOWN DOW FOREVER
chi non legge IL NUOVO MALE e FRIGIDAIRE è un ma ti sei visto quanto sei sciemo?

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