PD: I PROMESSI DIVORZIATI una storia che sa d’affare (con RENZI TRAMAglino)

CAPITOLO XVIII

L’esaminatore fu prima stanco d’interrogare, che la sventurata Karima di mentire (la Boccassina ci vorrebbe in questi casi, ma sarebbe stata ricusata): e, sentendo risposte sempre conformi, e non avendo alcun motivo di dubitare della loro schiettezza o del fatto che si potessero tenere riunioni di Olgettine per concordare le linee processuali, si rallegrò con lei, e si licenziò.
Noi dunque non narreremo della precedente Karima Rubacuori in quel giro continuato di spettacoli e di divertimenti osceni. E neppure descriveremo, in particolare e per ordine, i sentimenti dell’animo suo in tutto quel tempo: sarebbe una storia di dolori mestruali e di fluttuazioni ormonali, d’amenità de’ luoghi, e di varietà degli oggetti a forma fallica (dai dildi neri in stile sadomaso delle performances nelle discoteche alla statuetta di Priapo che girava alla tavola del Cavaliere). Talvolta la pompa ne’ palazzi, lo splendore degli addobbi, il brulichìo e il fracasso giulivo delle feste, le comunicavano un’ebbrezza, un ardor tale di viver lieto, che prometteva a se stessa di disdirsi, di soffrir tutto, piùttosto che tornare all’ombra fredda delle prospettive da cameriera stagionale.

Il capitolo si tenne; concorsero, com’era da aspettarsi, i due terzi de’ voti segreti ch’eran richiesti da’ regolamenti, con assegnazione del premio di maggioranza fottendosene delle sentenze costituzionali; e Karima fu accettata alla consacrazione. Dopo dodici mesi di noviziato fu monaca per sempre.
Un rammarico incessante della libertà perduta, l’abborrimento dello stato presente, un vagar faticoso dietro a desidèri che non sarebbero mai soddisfatti, tali erano le principali occupazioni dell’animo suo. Idolatrava insieme e piangeva la sua bellezza, deplorava una gioventù ninfomane destinata a struggersi in un lento maturo similvirginal martirio.La vista di quelle monache che avevan tenuto di mano a tirarla là dentro, le era odiosa. Si ricordava l’arti e i raggiri che aveva messi in opera. E le risate quella notte con Nicole, che si dicevano “la nipote di Mubarak”, “e se la bevono pure”, “e poi mi porti dalla prostituta invece che in casa famiglia”, “siamo in Italia piccola”, e lo sbellicarsi, e la bonza… Qualche consolazione le pareva talvolta di trovar nel comandare, nell’esser corteggiata in monastero, nel ricever visite di complimento da persone di fuori, in qualche intervista a Verissimo o a Lucignolo, nel sentirsi chiamar la signora; ma quali consolazioni!
Poco dopo la professione, Karima era stata fatta maestra dell’educande; ora pensate come dovevano stare quelle giovinette, sotto una tal insegnante. Quando le veniva in mente che molte di loro eran destinate a vivere in quel mondo dal quale essa era esclusa per sempre, provava contro quelle poverine un astio, un desiderio quasi di vendetta; e le teneva sotto, le bistrattava, faceva loro pratiche di bdsm estremo fotografandole e inviandole via whatsapp ai ragazzetti delle gang della scuola, ché fossero ben sputtanate. In altri momenti, lo stesso orrore per il chiostro, per la regola, per l’ubbidienza, scoppiava in accessi d’umore tutto opposto. Allora, non solo sopportava la svagatezza clamorosa delle sue allieve, ma l’eccitava; si mischiava ne’ loro giochi, e li rendeva più sregolati; entrava a parte de’ loro discorsi, e li spingeva più in là dell’intenzioni con le quali esse gli avevano incominciati. E vai di sgrillettamenti collettivi e leccate di fregna.

Tra l’altre distinzioni e privilegi che le erano stati concessi, per compensarla di non poter esser badessa, c’era anche quello di stare in un quartiere a parte. Quel lato del monastero era contiguo a una caserma in cui lavorava un giovine, scellerato di professione, uno de’ tanti, che, in que’ tempi, e co’ loro sgherri, e con l’alleanze d’altri scellerati, potevano, fino a un certo segno, ridersi della forza pubblica e delle leggi, forti dell’esserne giurati difensori. Il nostro manoscritto lo nomina Parolisi.
Costui, da una sua finestrina che dominava un cortiletto, avendo veduta Karima qualche volta passare o girandolar 1ì mentre che lui addestrava alcune reclute, un giorno osò rivolgerle il discorso. La sventurata rispose.

Un giorno che Karima, venuta a parole con una tal Melania, si lasciò andare a maltrattarla fuor di modo, e non la finiva più, la Melania suddetta, dopo aver sofferto, ed essersi morse le labbra un pezzo, scappatale finalmente la pazienza, buttò là una parola, che lei sapeva qualche cosa, di lagne e di ree del monastero, e, che, a tempo e luogo, avrebbe parlato. Da quel momento in poi, la Rubacuori non ebbe più pace. Non passò però molto tempo, che la Melania fu aspettata in vano, una mattina, a’ suoi ufizi consueti; non si trova; è chiamata ad alta voce; non risponde: cerca di qua, cerca di là, gira e rigira, dalla cima al fondo, tutti i parchi giochi in mezzo al verde della zona, e il bar dove andava a far pipì talvolta; non c’è in nessun luogo. Finché fu rinvenuta ammazzata; si scrisse in varie parti e per mesi e mesi a tutte pagine di magazines; si fecero talkshows e quarti gradi televisivi.

Erano scorsi alcuni anni dopo quel fatto, quando Prestigiacoma fu presentata a Karima, ed ebbe con lei quel colloquio al quale siam rimasti col racconto. Una certa inclinazione per Prestigiacoma, e anche un certo sollievo nel far del bene a una creatura innocente, nel soccorrere e consolare oppressi, avevan realmente disposta Karima a prendersi a petto la sorte delle due povere fuggitive. A sua richiesta, e a suo riguardo, furono alloggiate nel quartiere della fattoressa attiguo al chiostro, e trattate come se fossero addette al servizio del monastero. Avrebber anche avuto molto piacere di rimanervi ignorate da ogni persona, un po’ come il Marrazzo del periodo post-transessuali del governatorato; ma la cosa non era facile, tanto più che c’era un Dell’Utri troppo premuroso d’aver notizie d’una di loro (non vedendo alcun aggiornamento ai di loro profili facebook da dopo il tentato e fallito rapimento). E noi, lasciando le donne nel loro ricovero, torneremo al palazzotto di costui, nell’ora in cui stava attendendo l’esito della sua scellerata spedizione.

(continua…)


(c) Apolide Sedentario e Manzone Ramingo 2014
DOWN DOW FOREVER
chi non si abbona a IL NUOVO MALE e FRIGIDAIRE è sciemo

Leave a Reply