PD: I PROMESSI DIVORZIATI una storia che sa d’affare (con RENZI TRAMAglino)

CAPITOLO XVI

Prestigiacoma diventò rossa, e abbassò la testa. Un po’ come avvenne dopo il caffè della cena nella Villa che dicemmo, quando il padrone di casa disse “adesso possiamo scendere un po’ nel cabaret e fare un po’ di elegante burlesque pe’l dopocena”.
– Deve sapere, signora Karima… – incominciava Emmabonina – questa giovine, signora illustrissima e nipotina di vip nonché figlioletta del papi, le vien raccomandata da Papa Francesco. Essa ha dovuto partir di nascosto dal suo paese, per sottrarsi a de’ gravi pericoli; come a Lei stessa accadde quella sera in Questura a Milano; e ha bisogno, per qualche tempo, d’un asilo nel quale possa vivere sconosciuta, e dove nessuno ardisca venire a disturbarla, quand’anche…
– Quali pericoli? – interruppe Karima. – Di grazia, padre guardiano, non mi dica la cosa così in enimma. Lei sa che noi altre monache fetish, altresì dette nun, ci piace di sentir le storie per minuto.


– Basterà dire che un cavalier prepotente, dopo aver perseguitata qualche tempo questa creatura con indegne lusinghe e inviti a mostrar le tettine e usar una stuatuetta di Priapo a mo’ di dildo, vedendo ch’erano inutili, ebbe cuore di perseguitarla apertamente con la forza, di modo che la poveretta è stata ridotta a fuggir da casa sua. Illustrissima signora, io posso far testimonianza che questa mia figlia aveva in odio quel cavaliere, come il diavolo l’acqua santa: voglio dire, il diavolo era lui; e non solo allo stadio; ma mi perdonerà se parlo male, perché noi siam gente alla buona, radicali, gente schietta, che lancia panette in piazza o usa le parolacce quando è il caso. Il fatto sta che questa povera ragazza era promessa a un giovine Sindaco, timorato di Dio, e ben avviato; anzi: promesso premier; e se il signor D’Alema fosse stato un po’ più un uomo di quelli che m’intendo io… che so: Pannella, che se mangiasse un po’ più regolarmente ci avrebbe una minchia tanta, e la potrebbe usare ancora adesso, nonostante l’età…
– Reverenda Karima, – disse Prestigiacoma, – quanto le ha detto Emmabonina è la pura verità. Il giovine che mi discorreva, – e qui diventò rossa rossa, – lo prendevo io di mia volontà. Mi scusi se parlo da sfacciata.
– A voi credo, – disse Karima con voce raddolcita. – Ma avrò piacere di sentirvi da solo a solo. Un bel numeretto lesbo non me lo faccio da un po’, dai tempi dell’Albikokka, ché ero ancora pischella. Ed ecco ciò che mi pare di poter far di meglio, per ora. La fattoressa del monastero ha maritata, pochi giorni sono, l’ultima sua figliuola. Queste donne potranno occupar la camera lasciata in libertà da quella, e supplire a que’ pochi servizi che faceva lei.
Così detto, chiama una conversa, e le ordinò che avvertisse di ciò la Minetti, e prendesse poi i concerti opportuni, con la fattoressa e con Emmabonina. Licenziò questa,e ritenne Lucia.

Karima, rimasta poi sola con una sicilianella inesperta, non pensava più tanto a contenersi; e i suoi discorsi divennero a poco a poco così strani, che, in vece di riferirli, noi crediam più opportuno di raccontar brevemente la storia antecedente di questa infelice; quel tanto cioè che basti a render ragione dell’insolito e del misterioso che abbiam veduto in lei, e a far comprendere i motivi della sua condotta, in quello che avvenne dopo.
Ella si spacciava per nipote del Rais M******, gran gentiluomo egiziano, che poteva contarsi tra i più doviziosi del Maghreb. Karima era ancor nascosta nel ventre della madre, che la sua condizione era già irrevocabilmente stabilita. Una straniera in Itaglia, e pure al Nord legaiolo. Bambole vestite da zoccolette televisive di mediaset furono i primi balocchi che le si diedero in mano; poi videoclips di Mtv. Nessuno però le disse mai direttamente: tu devi farti sgualdrina. Era un’idea sottintesa e toccata incidentemente, in ogni discorso che riguardasse i suoi destini futuri. Se qualche volta la Karimina trascorreva a qualche atto un po’ arrogante e imperioso, al che la sua indole la portava molto facilmente, – tu sei una ragazzina, – le si diceva: – queste maniere non ti convengono: quando sarai mistress, allora comanderai a bacchetta, farai alto e basso -. Tutte le parole di questo genere stampavano nel cervello della fanciullina l’idea che già lei doveva esser una scrofetta per acquisir posizioni sociali.
A sei anni, Karima fu collocata, per educazione e ancor più per istradamento alla vocazione impostale, nel giro di locali notturni dove l’abbiamo veduta nella vicenda dei video con minori per cui fu inquisito il futuro suo marito. Appena entrata nelle discoteche softporno, fu chiamata per antonomasia Ruby Rubacuori; la sua condotta proposta all’altre per esemplare; chicche e carezze e sculettìi senza fine, e condite con quella famigliarità un po’ rispettosa, che tanto adesca i fanciulli, che vedon trattare la sexy star con un contegno abituale di superiorità.
Ma, tra le sue compagne d’educazione, ce n’erano alcune che sapevano d’esser destinate al matrimonio. Karima, nudrita nelle idee della sua superiorità, vedeva con maraviglia e con dispetto, che alcune di quelle non ne sentivano punto. Contrapponevan esse, ed in particolare una che chiamavan tra lor “la Toffanina”, le immagini varie e luccicanti, di nozze, di pranzi, di conversazioni, di festini, come dicevano allora, di villeggiature, di vestiti, di carrozze. Ciò che Karima aveva fino allora più distintamente vagheggiato in que’ sogni dell’avvenire, era lo splendore esterno e la pompa: per il primo c’erano griffes e maquillage, per il secondo bastava darsi da fare con la bocca, e non pensare alla miseria che succhiava in termini di virilità. Ma per non restare al di sotto di quella sua compagna, e per condiscendere nello stesso tempo al suo nuovo genio, rispondeva che, alla fin de’ conti, nessuno le poteva mettere il velo in capo senza il suo consenso – non ce la fece con me giammai la sharia (diceva lei) e figurarsi altri dunque orsù – che anche lei poteva maritarsi, abitare un palazzo, godersi il mondo, e meglio di tutte loro; che lo poteva, pur che l’avesse voluto, che lo vorrebbe, che lo voleva; e lo voleva in fatti.

Dovette dunque accorgersi che un Premier, peraltro pure alleato con la Lega, le portava un rispetto, e sentiva per lei una compassione d’un genere particolare. Tipo che bastava citofonare, e lui sapendola in necessità compulsiva di far shopping subito le mollava un 5.000 euro di mancetta. Il contegno di quel signorotto era ciò che Karima aveva fino allora visto di più somigliante a quell’ordine di cose tanto contemplato nella sua immaginativa, al contegno di quelle sue creature ideali. Ma essendo costui delinquente abituale d’alto loco, le furon tenuti gli occhi addosso più che mai dalla magistratura: che è che non è, una mattina, fu sorpresa mentre stava piegando alla sfuggita una carta, contenente i rimborsi shopping della settimana, sulla quale avrebbe fatto meglio a non iscriver nulla. Dopo un breve tira tira, la carta rimase nelle mani degli sbirri, e da queste passò in quelle del Pm.
Il gastigo intimato subito non fu che d’esser rinchiusa in quel monastero; ma questo non era che un principio, che un ripiego del momento; si prometteva, si lasciava vedere per aria, un altro gastigo oscuro, indeterminato, e quindi più spaventoso.
Il Premier fu fatto decadere sia come Premier che come Parlamentare, com’era naturale (ma in Itaglia ci vollero vent’anni); e fu minacciato anche a lui qualcosa di terribile, se, in qualunque tempo, avesse osato fiatar nulla dell’avvenuto tra la caduta di Craxi e le stragi di mafia.

(continua…)


(c) Apolide Sedentario e Manzone Ramingo 2014
DOWN DOW FOREVER
chi non legge IL NUOVO MALE e FRIGIDAIRE è sciemo

 

 

 

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