PD: I PROMESSI DIVORZIATI una storia che sa d’affare (con RENZI TRAMAglino)

CAPITOLO XIV

D’Alema, il quale, appena accortosi della fuga dei rottamatori innamorati, s’era ritirato dalla finestra e dai ruoli politici di rilevo, e l’aveva richiusa (la finestra; per i ruoli politici attendeva pur sempre un presidenzialismo riformista), e che in questo momento stava a bisticciar sottovoce con la Melandri, che l’aveva lasciato solo in quell’imbroglio, si sentì chiamare a voce di popolo, per il baccano ch’era stato udito nei dintorni in quella zuffa notturna da aula parlamentare, e dovette venir di nuovo alla finestra; e visto quel gran soccorso, si pentì d’averlo chiesto.
– Cos’è stato? – Che le hanno fatto? – Chi sono costoro? – Dove sono? – gli veniva gridato da cinquanta voci a un tratto. Che gli pareva d’esser ancora appunto nelle vesti d’un ruolo istituzionale attivo, tipo quantomeno sindaco di Gallipoli.
– Cattiva gente, gente che gira di notte; ma sono fuggiti: tornate a casa; non c’è più niente: un’altra volta, compagni: vi ringrazio del vostro buon cuore -. E, detto questo, si ritirò, e chiuse la finestra.

I nostri fuggiaschi camminarono un pezzo di buon trotto, in silenzio, voltandosi, ora l’uno ora l’altro, a guardare se nessuno gl’inseguiva, tutti in affanno per la fatica della fuga, per il batticuore e per la sospensione in cui erano stati, per il dolore della cattiva riuscita, per l’apprensione confusa del nuovo oscuro pericolo. Fu la prima Emmabonina che (sarà anche per la lunghissima esperienza di dibattiti parlamentari oltre che di silenzi – appunto – imbavagliati alla Rai), ripreso fiato, ruppe il tacere, domandando a Renzi com’era andata, domandando a Marco Carta cosa fosse quel diavolo in casa. Renzi raccontò brevemente la sua trista storia; e tutt’e tre si voltarono al giovine talent, il quale riferì più espressamente l’avviso del Papa, e raccontò quello ch’egli stesso aveva veduto e rischiato, e che pur troppo confermava l’avviso.
– Ora torna alla casa discografica, perché il tuo management non abbia a star più in pena per te, – gli disse Emmabonina. Renzi gli diede una banconota da cinquanta nuova, ché si vedesse non fosse danar sporco per quanto esente da controlli fiscali non trattandosi di transazione con carta di credito; Prestigiacoma l’accarezzò di nuovo, lo salutò con voce accorata, e canticchiò vocaleggiando un suo ritornello radiofonico (ché le parole non le ricordava); il ragazzo li salutò tutti, intenerito; e tornò indietro. Quelli ripresero la loro strada, tutti pensierosi. Finché decisero che non v’era posto in cui riparar nella notte, e che restasse solo rifugio dal Papa in Vaticano.
Renzi voleva andarci in bicicletta per approfittarne e promuovere un’immagine di quarantenne dinamico. Emmabobina gli disse: – Renzi, guarda, facciamo che chiami un taxi e paghi tu con lo stipendio da Sindaco, e non mi venire a dire lo hai ridotto, ché i soldi per il taxi ce li hai tutti.

– Buonasera! e aggiungo: Dio sia benedetto! – disse Papa Francesco al loro arrivo, e fece lor cenno ch’entrassero. – Figliuoli! ringraziate il Signore, che v’ha scampati da un gran pericolo. Forse in questo momento sareste già su Chi, od a Verissimo…! Vedete bene, figliuoli, che ora questo paese non è sicuro per voi; il vostro; ci siete nati, mica come Woitila o come me; non avete fatto male a nessuno; ma Dio vuol così. È una prova, figliuoli: sopportatela con pazienza, con fiducia, senza odio, e siate sicuri che verrà un tempo in cui vi troverete contenti di ciò che ora accade. Io ho pensato a trovarvi un rifugio e un programma protezione, per questi primi momenti. Presto, io spero, potrete ritornar sicuri a casa vostra. Voi, – continuò volgendosi alle due donne, – potrete fermarvi a ***. Là sarete abbastanza fuori d’ogni pericolo, e, nello stesso tempo, non troppo lontane da casa vostra. E anche tu, il mio Renzi, da bravo lupetto che fosti, anche tu devi metterti, per ora, in salvo dalla rabbia degli altri, nel nostro centro Caritas di Porta Orientale in Milano. Via, figliuoli, non c’è tempo da perdere: Dio vi guardi, il suo angelo v’accompagni: andate -.

Addio, monti senza scelte civiche, sorgenti dall’acque referendarie; cime inuguali, note a chi è cresciuto tra voi, e impresse nella sua mente, non meno che lo sia l’aspetto de’ suoi più familiari; torrenti, de’ quali distingue lo scroscio durante le puntualissime alluvioni per usura del territorio; ville abusive sparse e biancheggianti sul pendìo, come branchi di pecore clonate pascenti; addio! Addio, casa delle libertà natìa, dove, sedendo, con un pensiero occulto, s’imparò a distinguere dal rumore de’ passi comuni il rumore d’un passo di maestro venerabile con un misterioso timore.

(continua…)


(c) Apolide Sedentario e Manzone Ramingo 2014
DOWN DOW FOREVER
chi non legge IL NUOVO MALE e FRIGIDAIRE è un pubblico di merda (grazie Freak)

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